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Il cognome della madre al primo posto

La Stampa,  5/11/2010

Mentre le donne italiane sono mortificate dall’ennesimo e orgoglioso rigurgito sessista, il processo di emancipazione delle donne spagnole procede spedito. È iniziata infatti oggi la discussione parlamentare di una legge secondo cui l’ordine dei cognomi assegnati alla nascita di un bambino (in Spagna un bambino prende i cognomi di entrambi i genitori) non metterà più al primo posto quello del padre

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A meno di una esplicita richiesta da parte dei genitori i due cognomi verranno attribuiti in ordine alfabetico. Una riforma dall’alto valore simbolico, che in un certo senso sancisce la fine di una società che non troppo tempo fa era ancora fortemente patriarcale e «maschio-centrica». Ma le cose sono cambiate moltissimo negli ultimi anni, e continuano ad evolversi.

La questione dell’uguaglianza di genere in Spagna è una cosa seria, non una bandierina sventolata solo in prossimità delle elezioni. È stata una priorità nell’agenda del governo Zapatero sin dal suo primo insediamento nel 2004. Tra i primi provvedimenti del governo vi fu infatti la legge sulla violenza contro le donne, che non solo ha creato una grande rete di centri di accoglienza per le donne vittime di maltrattamenti, ma che ha investito moltissimo sulla prevenzione, supportando programmi educativi nelle scuole, vietando pubblicità ove la donna venisse associata ad oggetti commerciali e regolamentando altri aspetti legati alla comunicazione mediatica. Un impegno confermato e rafforzato poi con le Legge sull’Uguaglianza del 2007, che si poneva obiettivi ambiziosi di parità sui luoghi di lavoro, nella pubblica amministrazione e in politica. Per non parlare poi dell’accurato bilanciamento tra uomini e donne nella formazione del governo e nell’assegnazione di numerose cariche e responsabilità politiche.

La cosa che forse colpisce di più è che nonostante la crisi, nonostante le difficoltà politiche che questo governo sta attraversando a causa di tematiche economiche caldissime e prioritarie, il focus sui diritti civili e sul ruolo delle donne non si è mai spento, ma continua ad essere al cuore dell’attività del governo e di molte sue scelte. Non solo il governo ha continuato ad avere una composizione perfettamente equilibrata tra componenti maschili e femminili anche nel secondo mandato e dopo l’ultimo rimpasto di ottobre, ma la politica ha dato alle donne ruoli di primo piano nella vita del Paese. Quelle poltrone ministeriali non sono state mosse strategiche di facciata, ma segnali di un investimento reale nelle donne e nel loro potenziale. Non a caso i due astri nascenti del Psoe sono proprio due donne: l’attuale ministra degli Esteri, Trinidad Jimenez, e la ministra della Difesa, Carme Chacon, che viene addirittura indicata da molti come il nome più quotato per la successione a Zapatero. Carme Chacon, la ministra che ha fatto emozionare milioni di donne in tutto il mondo con l’immagine del suo primo saluto ai «suoi» ragazzi: chi non ricorda ancora la foto di quella giovane ed esile donna, al settimo mese di gravidanza, che passa in rassegna l’esercito? Ecco, quella donna, che all’epoca aveva 37 anni e oggi 39, potrebbe coltivare la ragionevole e legittima ambizione di essere il prossimo primo ministro spagnolo.

Vista in questa prospettiva, la legge sulla fine del predominio maschile nella sopravvivenza del cognome non appare che un piccolo tassello di un processo di modernizzazione che per le donne spagnole sarà sicuramente ancora lungo, ma ricco di soddisfazioni. E le immagini che arrivano dall’Italia, di centinaia di ragazze che si offrono volentieri come splendida cornice per le performance oratorie di Gheddafi o per le feste dei potenti, convinte che quella sia l’unica possibilità di riscatto sociale che hanno, appaiono così surreali da sembrare immagini di un film d’epoca.


Pubblicato il 5/11/2010 alle 13.46 nella rubrica articles.

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