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La distanza tra Roma e Madrid
La Stampa 30 Marzo 2012

Sciopero generale ieri a Madrid: i sindacati si ribellano alla riforma del lavoro e manifestano tutto il loro dissenso. Il governo tuttavia, forte anche del plauso della Commissione Europea e degli osservatori internazionali, dichiara di non avere intenzione di fare alcun passo indietro. La Spagna come l’Italia? Solo in apparenza. La riforma spagnola per certi versi e’ piu’ radicale di quella italiana eppure, grazie alla forte maggioranza parlamentare uscita dalla urne, Rajoy si e’ potuto permettere un percorso meno mediato e con meno intoppi. La situazione italiana e’ molto diversa. Nonostante Monti dichiari che i cittadini appoggino la sua riforma, il suo consenso ha una natura molto diversa da quello di Rajoy. Senza togliere niente all’efficacia dell’azione del governo Monti, buona parte del suo consenso vive di luce riflessa e inversa: e’ la grande debolezza dei partiti a dargli molta forza.
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Disuguaglianza e poverta': quali interventi?
di Irene Tinagli e Sandro Brusco

pubblicato si Italia Futura, 9 Marzo 2012

Di disuguaglianza e povertà si discute continuamente ma il dibattito su questo tema tende a polarizzarsi su posizioni contrastanti ed è spesso nutrito da considerazioni ideologiche, con scarso fondamento nella realtà dei dati.Siamo convinti che un ragionamento sulle misure di lotta alla povertà e disuguaglianza debba partire dalla comprensione del fenomeno in questione. L’Italia è una nazione ad alto livello di disuguaglianza di reddito, simile al livello di altri paesi dell’Europa meridionale ma tra i più alti nell’Europa continentale. La disuguaglianza è cresciuta negli ultimi trenta anni e l’aumento è stato concentrato soprattutto all’inizio degli anni novanta.Nel nostro Paese buona parte della disuguaglianza deriva dal persistente divario tra Nord e Sud: i dati sulla diseguaglianza di reddito ci forniscono una fotografia del Sud come territorio non solo più povero ma anche più diseguale rispetto al Nord del Paese. I dati della Banca d’Italia (Indagine sui bilanci delle famiglie, 2010) parlano chiaro sulle caratteristiche che rendono i nuclei familiari più poveri: le famiglie che vivono in condizioni di povertà sono principalmente quelle che vivono con un solo reddito e che hanno un capofamiglia poco istruito. Si tratta spesso di famiglie giovani dato che le più anziane tendono a essere meglio protette dal sistema di welfare. Sul fronte dell’occupazione i dati non sono più confortanti. L’Istat ci suggerisce che il fenomeno della scarsa partecipazione al mercato del lavoro interessa entrambi i generi ma si manifesta in modo più evidente per le donne: quasi metà (46,8%) nella fascia di età 15-64 anni non lavora. Ci sono due modi complementari per affrontare la disuguaglianza: interventi di redistribuzione o interventi di crescita.
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L'Italia non sa dare valore ai suoi laureati
La Stampa 7 Marzo 2012

Per tutti quelli che da tempo si accalorano nel dire quanto inutile sia la nostra universita’, gli ultimi dati dell’indagine Almalaurea potrebbero sembrare una conferma delle loro opinioni. Aumenta infatti il tasso di disoccupazione a un anno dalla laurea, sia per coloro che escono dalla triennale (dal 16% al 19%) che per quelli che hanno intrapreso la specialistica (dal 18% al 20%). Mentre tra i laureati che invece lavorano aumenta il tasso di “precarieta” e diminuisce, intermini reali, il salario di ingresso. E’ prevedible quindi che adesso riemergano interpretazioni che leggono in questi dati i sintomi dell’inutilita’ del titolo di studio, della cattiva qualita’ delle nostre universita’ o delle cattive abitudini dei nostri giovani, che cercano la laurea quando non e’ necessaria, o che si rifiutano di spostarsi o di fare lavori piu’ umili e via dicendo. Questa lettura non solo e’ parziale e incompleta (perche’ comunque l’occupabilita’ e gli stipendi dei laureati restano complessivamente migliori che per gli altri) , soprattutto quando a farla non sono accademici in vena autocritica, ma rappresentanti del mondo delle imprese, della politica e del lavoro.
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Agenda Digitale? Qualche idea dal Brasile
Pubblicato su Wired di Marzo 2012

[...] Il Governo Italiano ha recentemente annunciato la definzione di un’Agenda Digitale per l’Italia che includa temi come open data, e-government, innovazione sociale. Per un paese come il nostro, periodicamente arenato sulla “legge bavaglio”, abituato a considerare la banda larga un accessorio e internet quasi uno strumento pericoloso, e dove molti sembrano rimpiangere l’uso dell’abbecedario a scuola, tutto questo puo’ sembrare un miraggio, ma non lo e’. E non deve esserlo. Perche’ la tecnologia, l’innovazione, non sono ne’ intrínsecamente buone ne’ cattive: sono strumenti, opportunita’. Possono aiutarci enormemente ad alleviare emarginazione, a lottare contro la corruzione e l’evasione, a garantire trasparenza e informazione, contrinuendo quindi a rendere la societa’ piu’ equa e partecipativa. Dipende da noi. La sfida e’ grande, ma anche la posta in gioco lo e’. E quindi e’ doveroso provarci.
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About me
Irene Tinagli is a assistant professor at the University Carlos III in Madrid, where she teaches Management and Organizations and conducts research on innovation policies and regional development.

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