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Il futuro e' piu' forte della crisi
La Stampa, 25 Settembre 2011

La settimana che ci lasciamo alle spalle non solo ha bruciato miliardi di euro sui mercati internazionali, ma sembra aver intaccato anche le speranze dei più tenaci ottimisti. In un momento simile è davvero urgente, come ha suggerito Christine Lagarde, che tutti i Paesi mettano da parte campanilismi ed esitazioni ed inizino a lavorare in modo più armonico e coordinato per ritrovare, in tempi più brevi possibili, stabilità finanziaria senza penalizzare ulteriormente la crescita. Tuttavia, anche in un momento così critico, è importante essere in grado, di tanto in tanto, di alzare la testa e saper intravedere le trasformazioni e le opportunità che si dispiegano nel lungo periodo. Provare a leggere i fatti di oggi non con la lente della cronaca, ma con quella della storia, per capire se e come questa fase si può inserire in un’evoluzione più ampia che abbia, alla fine, uno sbocco positivo. D’altronde la storia economica dell’occidente è costellata da crisi continue e da alcune fasi di grandi cambiamenti epocali, fasi in cui cambia il paradigma produttivo, l’organizzazione industriale e sociale di un Paese. Ogni volta che ci troviamo di fronte a tali trasformazioni ci sentiamo minacciati, in pericolo, pensiamo d’essere di fronte alla fine del nostro mondo e della nostra società. Ma la verità è che poi il nostro mondo è sempre andato avanti. E sempre in meglio. Noi siamo probabilmente di fronte ad uno di questi cambiamenti «paradigmatici». Un cambiamento che, però, siamo incapaci di vedere e accettare.
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I passi obbligati per la crescita
La Stampa, 15 Settembre 2011

Approvata la manovra, si apre il capitolo crescita. Ne ha parlato pochi giorni fa Napolitano, ricordando quanto questo tema sia «stringente e drammatico». E ne ha fatto cenno Tremonti dal G8 di Marsiglia, annunciando un «dossier crescita» che dovrebbe aprirsi già questa settimana. E’ un tema ineludibile, e finalmente tutti sembrano averlo capito. Tuttavia, nonostante tutti ne parlino, nessuno sembra avere le idee chiare su come ottenerla. Tra le voci più ricorrenti quando si parla di crescita troviamo le infrastrutture e le opere pubbliche, oppure gli aiuti alle imprese: da incentivi settoriali al supporto alla capitalizzazione e alla crescita dimensionale. Tutte misure trite e ritrite, di cui è stato ampiamente fatto uso in passato e che non hanno mai portato risultati duraturi. Si tratta infatti di misure limitate, soggette ad abusi a distorsioni, incapaci di autosostenersi nel lungo periodo perché troppo gravose sui bilanci pubblici. Una possibilità di cui si sente parlare poco, su cui sarebbe necessario un dibattito più approfondito, è quella di creare le condizioni per nuovi processi imprenditoriali, nuove imprese attive in settori innovativi e mercati ad alte prospettive di crescita.
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L'asilo del laureato felice (e del buon cittadino)
mini-estratto dell'articolo pubblicato in: Wired, Settembre 2011

E’ ormai unacredenza diffusa che l’Universita’ sia il vero ascensore sociale di una societa’. Eppure molti studi condotti negli ultimi anni ci dicono che non e’cosi’: l’ascensore si prende gia’ all’asilo. Il premio Nobel per l’economia James Heckman ha dimostrato che i divari su una serie di indicatori di successonella vita (guadagni da lavoro, probabilita’ di essere disoccupati o di caderenella criminalita’) dipendono in larga parte da fattori che operano in eta’prescolare. Heckman dimostra che i divari nei test di apprendimento che siregistrano tra ragazzi di diversa estrazione sociale a 18 anni sono piu’ o menogli stessi che si registrano a 5 anni

Nonostante l’importanza di questi primi anni di vita, l’infanzia e’ tradizionalmente trascurata dagli interventi pubblici in materia di istruzione e politiche sociali, che spesso si concentrano negli anni scolastici piu’ avanzati, soprattutto nel periodo delle scuole superiori, con interventi per recuperare ragazzi gia’ a rischio, o per aumentare le loro abilita’ scolastiche o lavorative. Ma, come mostrano le ricerche di Heckman, e’ gia’ tardi per colmare il divario creatosi nell’infanzia. Per poter recuperare in queste fasi cosi’ avanzate occorrono interventi piu’ intensivi, i cui cui risultati sono meno efficaci e hanno costi molto piu’ alti. Oltretutto anche quando tali interventi riescono a migliorare le perfomance scolastiche, difficilmente riescono a far recuperare le abilita’ cosiddette “non-cognitive” (o anche “soft skills”), ovvero la capacita’ di relazionarsi agli altri, di gestire e controllare le proprie reazioni emotive e la fiducia in se stessi. [L’articolo integrale in edicola con Wired J]


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Manovra, l'equivoco bipartisan
La Stampa, 2 Settembe 2011.

Continua l’altalena sulla manovra, che ormai cambia forma di ora in ora. Un teatrino che ha fatto emergere tutta l’inaffidabilità di chi oggi ci governa, un'inadeguatezza che molti osservatori non hanno mancato di puntualizzare. Eppure, a ben vedere, c’è qualcosa di ancora più inquietante delle incertezze e le incompetenze della maggioranza venute alla luce in queste settimane. Ed è il dover constatare che anche tra le forze politiche e sociali non allineate con il governo si annidano problemi del tutto analoghi.
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About me
Irene Tinagli is a assistant professor at the University Carlos III in Madrid, where she teaches Management and Organizations and conducts research on innovation policies and regional development.

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