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Gli studenti saranno manager di se stessi
La Stampa, 24 Dicembre 2010

Il 2010 non è stato un buon anno per i giovani, con la disoccupazione giovanile che ha toccato picchi del 27% e un generale clima di sfiducia tramutatosi in proteste. Tuttavia è possibile captare qualche segnale positivo che aiuti a sfruttare al meglio le opportunità, che non capitano proprio a casaccio ma - come diceva Louis Pasteur - favoriscono le menti preparate. Dunque, è bene prepararsi, a partire dagli studi.
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L'alleanza che paralizza l'Italia
La Stampa, 19 Dicembre 2010

Alcuni commentatori negli ultimi giorni hanno evidenziato l’impasse politica italiana, in cui una coalizione di governo ormai debole e monca resta tuttavia «aggrappata» al potere, come ha scritto il Financial Times. Pochi però si sono soffermati ad analizzare il contesto sociale che accompagna questa crisi, un contesto in cui sta germogliando un paradosso preoccupante per il futuro del Paese. Da un lato infatti siamo di fronte ad un governo che fatica ad agire e che ha fallito la sua missione più importante. Ovvero quella della rivoluzione liberale tanto declamata agli inizi. Come ci dicono anche gli ultimi dati la pressione fiscale in Italia è aumentata, la burocrazia non si è snellita, le amministrazioni pubbliche sono aumentate anziché diminuire, le liberalizzazioni sono bloccate, le professioni ancora più protette e la concorrenza in molti settori è ancora al palo. Dall’altro lato però troviamo un’opposizione - non solo politica ma anche civile e sociale - che anziché incalzare sul fronte delle riforme, dell’innovazione sociale ed economica, del progresso, si chiude sulla difesa dell’esistente, legittimando e dando voce ad una miriade di piccoli o grandi conservatorismi che nell’ultimo anno sono esplosi ovunque.
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Integrazione simbolica
La Stampa, 10 Dicembre 2010

Da ieri gli stranieri che vorranno ottenere un permesso di soggiorno di lungo periodo dovranno svolgere un test che verifichi la conoscenza della lingua italiana . I sostenitori del provvedimento affermano che l'obiettivo è quello di garantire le condizioni minime per un’effettiva integrazione nel Paese, altri invece ritengono che si tratti solo di una scusa per alzare le barriere all'entrata in un Paese già abbastanza ostile agli stranieri, reclamando quantomeno maggiori risorse per consentire a questi stranieri di imparare effettivamente la lingua (il Pd ha chiesto 30 milioni). In effetti la questione dell'integrazione - e non solo della mera accoglienza - è divenuta di rilievo in molti Paesi europei negli ultimi anni, e la capacità di esprimersi nella lingua locale è certamente uno strumento importante di integrazione. Ancora oggi negli Stati Uniti ci sono comunità di vecchi emigranti italiani arrivati quaranta o cinquanta anni fa per lavorare nelle miniere o nelle acciaierie che stentano con l'inglese, e vivono barricati nelle loro comunità biascicando dialetti incomprensibili. Forse (im)memori o timorosi di queste esperienze, oggi si cerca di evitarle imponendo per legge la conoscenza della lingua locale. Ma al di là del principio ispiratore, in larga parte di buon senso, è davvero necessario, oggi, questo provvedimento? E cosa cambierà realmente nella pratica?
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Sulla Riforma dell'Universita'
La Stampa, 1 Dicembre, 2010

Dopo il movimentato travaglio delle ultime settimane è stata finalmente approvata alla Camera la Riforma dell’Università. Un risultato salutato da forti proteste, da ricercatori sui tetti, studenti sui binari e nelle piazze, con relativo spiegamento di forze e tensione alle stelle. La domanda che molti cittadini si fanno di fronte a questo drammatico acutizzarsi delle proteste è se davvero, come suggeriscono i leader dell’opposizione, questa riforma distruggerà l’Università italiana, rendendola meno competitiva, meno efficace, meno accessibile, finendo addirittura per dimezzare nei prossimi anni le già basse iscrizioni universitarie, come hanno profetizzato alcuni. No, la riforma non ucciderà l’Università italiana. Non distruggerà l’Università il fatto di aver reso a tempo determinato i contratti per ricercatori, così come avviene in tutti gli altri Paesi. Non distruggerà l’Università aver inserito scadenze per la carica di rettore, così come non distruggerà l’Università aver inserito degli scatti salariali legati alla performance o aver aumentato l’assegnazione dei fondi alle università sulla base di valutazione.
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permalink | inviato da Irene Tinagli il 1/12/2010 alle 13:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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About me
Irene Tinagli is a assistant professor at the University Carlos III in Madrid, where she teaches Management and Organizations and conducts research on innovation policies and regional development.

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