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Cameron scommette sul futuro
La Stampa, 20 Novembre 2010

David Cameron sorprende ancora con la scelta del nuovo «guru» che lo aiuti a mettere a punto una nuova visione della società e dell’Inghilterra. Cameron ha infatti convocato Richard Florida , professore all’Università di Toronto, uno dei nomi più noti in materia di innovazione, creatività e sviluppo regionale. Per chi conosce il lavoro di Florida la sorpresa è più che comprensibile: la sua fama infatti è legata alle sue idee sulle società creative, multiculturali, aperte alle diversità di religione, cultura, orientamento sessuale e anche alle sue battaglie spesso in controtendenza. All’indomani dell’11 Settembre 2001, quando il governo Usa irrigidiva i requisiti per entrare nel Paese, Florida chiedeva di aprire di più le frontiere per studenti e lavoratori. Quando Bush lanciò la campagna per stimolare l’acquisto della casa da parte degli americani, Florida replicò che il possesso della casa inchioda le persone, limita la mobilità e la crescita economica e non va incentivato. Per non parlare poi delle sue battaglie sull’importanza di investire in cultura e arte, in rinnovamento urbano, in diversità, immigrazione, diritti civili, e altre cose invise a molti economisti e politici più tradizionali. Perché dunque il primo ministro inglese Cameron ha deciso di convocare un personaggio così controverso e potenzialmente in conflitto con il suo elettorato?
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Troppa ideologia allontana gli aiuti
La Stampa, 11 Novembre 2010

In questi giorni di grande attenzione verso i temi familiari in molti hanno evidenziato la contraddizione di un paese come l’Italia che parla tanto di famiglia ma che alla fine figura tra i paesi che spende di meno in politiche familiari. Una contraddizione che pero’, a ben vedere, non caratterizza solo l’Italia. Se si sposta lo sguardo all’Europa, si nota qualcosa di molto interessante: tutti i paesi tradizionalmente cattolici – Italia, Spagna, Portogallo, Polonia, Malta - sono in fondo alla classifica per quanto riguarda la spesa in politiche per la famiglia. In tutti questi paesi la spesa sociale per la famiglia e’ attorno all’1% del PIL, ben inferiore alla media europea del 2%. Ai primi posti troviamo invece paesi poco religiosi come Danimarca, Svezia, Austria, Germania, Finlandia, la cui spesa per le famiglie supera il 3%. Questo suscita inevitabilmente delle domande e merita una riflessione che vada oltre la spiegazione economica secondo cui tutti o molti dei paesi citati (Italia, Spagna, Portogallo) hanno problemi di deficit e debito che non consentono spese sociali. E’ vero, hanno alti deficit, ma le radici del problema sono probabilmente altrove.
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Moralismi e fallimenti
ITALIA FUTURA, 09/11/2010

La Conferenza Nazionale sulla Famiglia avrebbe potuto, anzi, avrebbe dovuto essere l’occasione per il Governo di parlare seriamente della condizione socio-economica delle famiglie italiane dopo due anni di crisi e delle misure concrete che il Governo ha fatto o intende fare per aiutarle. Invece il ministro Sacconi e il sottosegretario Giovanardi  hanno messo in piedi una sorta di show fatto di slogan, dichiarazioni fortissime e smentite, concentrandosi su questioni ideologiche come la scelta o meno di sposarsi e tirando in ballo argomenti come l’inseminazione artificiale, criminalizzando quasi le coppie che non si sposano o, peggio ancora, incapaci di procreare naturalmente.


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Il cognome della madre al primo posto
La Stampa,  5/11/2010

Mentre le donne italiane sono mortificate dall’ennesimo e orgoglioso rigurgito sessista, il processo di emancipazione delle donne spagnole procede spedito. È iniziata infatti oggi la discussione parlamentare di una legge secondo cui l’ordine dei cognomi assegnati alla nascita di un bambino (in Spagna un bambino prende i cognomi di entrambi i genitori) non metterà più al primo posto quello del padre

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About me
Irene Tinagli is a assistant professor at the University Carlos III in Madrid, where she teaches Management and Organizations and conducts research on innovation policies and regional development.

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