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La grande risorsa di Roma: investire nel talento
Corriere della Sera, di Irene Tinagli e Richard Florida, 5 febbraio 2006

Aprirsi per attirare giovani dal mondo, sostenere la sua ricchezza culturale



Un articolo recentemente apparso nelle pagine di questo giornale (7 gennaio 2006) ha già presentato e discusso i principali risultati ottenuti da Roma sui vari indicatori, sottolineando in particolare come Roma sia la città con la più alta concentrazione di «creativi» del Paese, nonché la città con i maggiori livelli di capitale umano e di diversità culturale. Vorremmo quindi cogliere l’occasione per discutere aspetti emersi dalla nostra ricerca che vanno oltre i meri risultati numerici.

Il lavoro di analisi e di ricerca che abbiamo condotto in Italia e che è descritto nel Report «L’Italia nell’Era Creativa» ci ha dato modo di osservare le città italiane attraverso un framework che va oltre i soliti indicatori economici ed include dimensioni come il potenziale tecnologico, innovativo, creativo e sociale; elementi riassunti nel modello delle 3T di Talento, Tecnologia e Tolleranza.

Uno degli elementi di maggior interesse è la constatazione che non esiste un unico modello di sviluppo unico per la crescita delle città, e soprattutto che il modello che a lungo ha permeato le politiche di sviluppo locale oggi non sembra tenere molto bene. Il modello «classico» si basava sull’assunto che l’unica cosa in grado di far crescere una città fosse la sua industriosità intesa spesso come sinonimo di industrialità. Secondo questo approccio sono solo le attività industriali, materiali, la produzione, la fabbrica, che tengono in piedi una città, tutto il resto sono attività parassite che mangiano le risorse create dal tessuto produttivo.

Questo modello di sviluppo ha senz’altro aiutato a crescere e ad arricchire molte città nell’era industriale, tuttavia non sempre ha aiutato questi luoghi a sviluppare una propria identità, un’anima che fosse indipendente «dalla fabbrica» e che consentisse a questi centri di ricrearsi e di proposperare attraverso le profonde trasformazioni economiche e sociali avvenute degli ultimi decenni. Per questo non tutte le città con grandi passati industriali sono riuscite amantenersi centri importanti e vivaci nell’economia di oggi. Ci sono città con un passato industriale che hanno saputo utilizzare le risorse economiche ed imprenditoriali in modo flessibile per transitare verso nuove forme socio-economiche, città che invece hanno saputo far leva su altre fondamentali risorse, come l’esistenza di poli universitari importanti o centri di ricerca specializzati (vedi Austin o Seattle), bellezze naturali oppure forti attività di intrattenimento (come Orlando o Las Vegas).

La vitalità e le potenzialità registrate oggi da Roma, che non ha avuto e non ha una struttura industriale così pervasiva come altre grandi città italiane, ci danno un’importante conferma dei risultati che avevamo già avuto modo di osservare in contesti stranieri.

A tal proposito è importante anche ricordare che una presenza più debole di industria tradizionale non significa necessariamente dover contare o puntare solo su attività immateriali o sui servizi. «Economia creativa» significa anche saper sviluppare attività industriali e produttive di tipo completamente nuovo, in cui creatività e innovazione hanno ruoli chiave. Non bisogna infatti dimenticare che tra le industrie emergenti e più profittevoli nell’economia mondiale di oggi vi sono l’industria dei videogiochi, quella delle produzioni multimediali, del design, dell’intrattenimento, e altre simili. Questi sono settori in cui sono necessarie: creatività, tecnologie avanzatissime, forti e innovative competenze manageriali, e soprattutto una capacità di pensare e guardare al mercato in ottica internazionale e globale. Da questo punto di vista Roma ha importanti potenzialità. Roma infatti ha una ricchezza enorme che va oltre i suoi centri politici e amministrativi, e va anche oltre i suoi tesori di inestimabile valore storico, artistico ed estetico. Roma ha un patrimonio importante nelle sue Università, nei suoi numerosi centri di ricerca, nelle sue associazioni culturali, nelle iniziative che ogni giorno movimentano le sue strade e i suoi quartieri, nella diversità delle persone e delle culture che riempiono i suoi antichi palazzi e le sue piazze di vita e di fermento, di idee, di attività nuove. Prendersi cura della vitalità e della diversità di queste inziative è importante quanto prendersi cura delle strade e dei palazzi, perché è l’interazione delle infrastrutture fisiche e di quelle umane che crea l’atmosfera e la magia di una grande città come Roma, e che pone le basi per lo sviluppo di attività economiche innovative e competitive a livello internazionale.

Per poter coltivare ed accrescere questo potenziale Roma ha bisogno di rafforzare ulteriormente le sue basi di capitale umano, soprattutto la sua capacità di aprirsi per attrarre ed integrare giovani talenti da tutto il mondo. I dati mostrano infatti che, nonostante Roma sia tra le migliori posizionate in Italia, i suoi risultati sul fronte internazionale non sono ancora allineati con quelli di altre grandi città come Londra, Parigi, Amsterdam, o New York, città con le quali Roma può e deve competere.

E sarà fondamentale il ruolo di una molteplicità di soggetti, ciascuno dei quali dovrà fare la propria parte con coraggio e responsabilità: non solo l’amministrazione comunale,ma anche le imprese, il sistema finanziario, che può e deve supportare con maggior vigore attività innovative, le università, che sono molto in ritardo nel processo d’internazionalizzazione, e infine il governo centrale, che dovrà affiancare le città italiane (non solo Roma) in una sfida importante per tutto il Paese.

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About me
Irene Tinagli is a assistant professor at the University Carlos III in Madrid, where she teaches Management and Organizations and conducts research on innovation policies and regional development.

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