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La distanza tra Roma e Madrid
La Stampa 30 Marzo 2012

Sciopero generale ieri a Madrid: i sindacati si ribellano alla riforma del lavoro e manifestano tutto il loro dissenso. Il governo tuttavia, forte anche del plauso della Commissione Europea e degli osservatori internazionali, dichiara di non avere intenzione di fare alcun passo indietro. La Spagna come l’Italia? Solo in apparenza. La riforma spagnola per certi versi e’ piu’ radicale di quella italiana eppure, grazie alla forte maggioranza parlamentare uscita dalla urne, Rajoy si e’ potuto permettere un percorso meno mediato e con meno intoppi. La situazione italiana e’ molto diversa. Nonostante Monti dichiari che i cittadini appoggino la sua riforma, il suo consenso ha una natura molto diversa da quello di Rajoy. Senza togliere niente all’efficacia dell’azione del governo Monti, buona parte del suo consenso vive di luce riflessa e inversa: e’ la grande debolezza dei partiti a dargli molta forza.
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Se l'Europa non pensa al futuro
La Stampa, 6 Gennaio 2012

Il 2012 dovrà essere l’anno dei giovani. Dovrà esserlo per forza, perché non è più tollerabile che Paesi che si sciacquano tanto la bocca con parole come crescita e futuro accettino in silenzio milioni di giovani sempre più soli, senza lavoro, senza protezioni sociali né prospettive. In Italia la disoccupazione tra i giovani sotto i 25 anni ha oltrepassato il 30%. E anche se i sindacati gridano all’emergenza licenziamenti e disoccupazione complessiva, non è così: il problema sta nella fascia giovanile. Il tasso di disoccupazione degli adulti è più o meno lo stesso di un anno fa. Quello dei giovani in un solo anno è passato dal 26% al 30%. Prima della crisi era al 20%. E spesso non si è trattato nemmeno di licenziamenti, perché la maggior parte di questi giovani non hanno mai visto un contratto a tempo indeterminato, non hanno mai visto indennità di disoccupazione, cassa integrazione, né supporto per maternità o malattia. Si sono semplicemente visti chiudere progetti, scemare le commesse, non rinnovare incarichi. Nessuna violazione dello statuto dei lavoratori, niente di cui i sindacati abbiano da lamentarsi, tutto regolare. Delle specie di morti rosa, che non fanno rumore, che si consumano nel silenzio dei nuclei familiari e che non mobilitano la piazza.
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Intervista SkyTG24 sulle elezioni spagnole

Qua la mia intervista a Sky TG24 di sabato 19 Novembre 2011 sulla crisi spagnola e le elezioni. 
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L'eredita' di un epoca
La Stampa, 30 Luglio 2011

L’annuncio di oggi non fa che certificare una fine ormai annunciata da tempo: la fine dell’era Zapatero. Una stagione caratterizzata da grandi estremi, apertasi con celebrazioni entusiaste in tutta Europa, che sembravano fare di Zapatero il modello di riferimento della sinistra europea, e che ora si chiude tra profonde polemiche, accuse durissime e prese di distanza. Le celebrazioni del primo mandato erano legate ad una crescita economica tra le più sostenute d’Europa, che per anni ha registrato ritmi doppi o tripli della nostra, assieme ad un ragguardevole aumento dell’occupazione. Dopo gli Anni Novanta, in cui la disoccupazione superava spesso il 20%, con Zapatero arrivò al 7,5% del 2006. Nei primi tre anni del suo mandato la Spagna vide la creazione di quasi 4 milioni di nuovi posti di lavoro.
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permalink | inviato da Irene Tinagli il 18/8/2011 alle 12:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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Cercasi leader per grillini spagnoli
La Stampa, 20 MAggio 2011

Niente a che vedere con le rivolte arabe che pure sono state evocate o con le abituali e gigantesche manifestazioni di protesta spagnole. Gli «indignati» che protestano a Madrid contro la politica assomigliano piuttosto ai «grillini», senza un leader. Sono scesi in piazza per la prima volta domenica scorsa, 15 maggio (da qui il nome «Movimento 15-M»). Forse un tentativo di minimizzare il fenomeno per paura del «contagio egiziano»? Forse una repressione in atto? La risposta è probabilmente molto più semplice. La Spagna è abituata a manifestazioni di altra entità. Giusto per fare alcuni esempi, l'anno scorso la manifestazione contro l'estensione della legge sull'aborto aveva raccolto a Madrid 250 mila persone; il 29 settembre i sindacati hanno mobilitato un milione e mezzo di manifestanti, in buona parte proprio nella capitale, per non parlare della notte bianca madrilena che ha portato per le strade del centro la bellezza di 700.000 persone. La manifestazione di domenica scorsa ha radunato a Madrid, secondo quanto riportato dal País, 20.000 persone. Certamente una manifestazione importante, ma non sorprende se agli inizi non abbia destato troppo scalpore e non sia apparso come un fenomeno preoccupante. Il fenomeno è emerso nei giorni successivi, quando le manifestazioni si sono diffuse e prolungate, anche se solo con poche centinaia di persone, sfidando la pioggia e i divieti delle giunte elettorali provinciali.
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Il cognome della madre al primo posto
La Stampa,  5/11/2010

Mentre le donne italiane sono mortificate dall’ennesimo e orgoglioso rigurgito sessista, il processo di emancipazione delle donne spagnole procede spedito. È iniziata infatti oggi la discussione parlamentare di una legge secondo cui l’ordine dei cognomi assegnati alla nascita di un bambino (in Spagna un bambino prende i cognomi di entrambi i genitori) non metterà più al primo posto quello del padre

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Il buco nero del sistema Italia
La Stampa, 27 maggio 2010

La macelleria sociale è già in atto, a prescindere dalla manovra. E riguarda una fascia di popolazione a cui questo Paese si ostina a non guardare: i giovani.

I dati appena resi noti dall’Istat lasciano poco spazio all’ottimismo. Il tasso di occupazione complessivo è calato dell’1,2% nell’ultimo anno, mentre quello dei giovani tra i 15 e i 29 anni dell’8,2%, scendendo al 44%. Ma il dato più preoccupante va oltre la mera disoccupazione e riguarda i cosiddetti «neet», ovvero i giovani che non sono né occupati in un lavoro né inseriti in percorsi di studio o formazione («neither in employment, nor in education or training»).
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La Spagna sta meglio o peggio di noi?
Brutta settimana per il governo spagnolo. Prima la notizia del tasso di disoccupazione sopra il 20%. Poi il declassamento del rating da parte di Standard & Poor’s.



Ma se i giornali internazionali hanno dato più spazio al declassamento, è il dato sulla disoccupazione che ora preoccupa di più gli spagnoli e lo stesso governo. Perché contraddice quello che Zapatero ha sempre detto nei mesi scorsi e su cui ha sempre contato: ovvero che la crisi fosse in fase finale e che con il 2010 le cose sarebbero migliorate. Invece la disoccupazione non si ferma e molti economisti prevedono che resterà su questi livelli anche per tutto l’anno prossimo.
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La rinascita di Madrid e gli errori dei catalani
La Stampa,01/04/10

La crisi economica sta dettando non solo le sorti di imprese, banche e lavoratori, ma anche di città e territori, facendo emergere storie interessanti da cui è possibile imparare lezioni preziose anche per noi. Come la storia della rinascita di Madrid e del suo sorpasso economico sulla Catalogna. Un evento annunciato due settimane fa dalla Fondazione delle casse di risparmio (Funcas) e che continua ad avere grande eco nei media spagnoli. Il sorpasso fa notizia perché la Catalogna è sempre stata considerata la locomotiva del Paese, la regione più ricca e avanzata, quella più industrializzata e produttiva e quella più vicina all’Europa e al mondo «moderno». Madrid invece era considerata la capitale un po’ parassitaria, trainata dal settore pubblico, poco innovativa e lontana dall’Europa. Una rivalità antica che ricorda un po’ le rivendicazioni milanesi e lombarde nei confronti di Roma. Anche per questo osservare e capire le dinamiche tra le due città spagnole è molto interessante

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Ma negli ultimi anni qualcosa è cambiato e sta ribaltando lo scenario. Oggi Madrid non solo ha per la prima volta un peso sull’economia nazionale superiore a quello della Catalogna, ma i cittadini madrileni godono di un potere d’acquisto pro capite nettamente superiore (132% della media nazionale contro il 108% della Catalogna), e un livello di disoccupazione significativamente più basso (14,1% contro il 16,25%). Chiaramente le difficoltà catalane sono legate alla crisi mondiale: la vocazione industriale della regione ha sofferto del crollo della domanda internazionale più dell’economia madrilena, maggiormente diversificata e orientata ai servizi. Ma a ben vedere ci sono altre ragioni, processi che precedono la crisi e che aiutano a inquadrare la crisi catalana - così come la rinascita madrilena - in una prospettiva più ampia.
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About me
Irene Tinagli is a assistant professor at the University Carlos III in Madrid, where she teaches Management and Organizations and conducts research on innovation policies and regional development.

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