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Israele: la faccia tosta fa startup
La Stampa, 31 Gennaio 2012

Se si chiede ad alcuni dei più affermati imprenditori e investitori dov’è la nuova Silicon Valley, molti risponderanno: Israele. In effetti i dati sono sorprendenti. È il Paese con la più alta densità di start-up al mondo (una ogni 1.844 cittadini), un livello di investimenti di venture capital che, nel 2008, era due volte e mezzo più alto di quello registrato negli Stati Uniti, 30 volte maggiore del livello europeo e 80 volte di quello cinese. Ed è il secondo Paese dopo gli Stati Uniti per numero di imprese quotate al Nasdaq. Per rendere un’idea: un numero che supera quello di tutte le imprese del continente europeo messe assieme. Ma cosa c’è dietro il «miracolo economico» d’Israele?
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Il futuro e' piu' forte della crisi
La Stampa, 25 Settembre 2011

La settimana che ci lasciamo alle spalle non solo ha bruciato miliardi di euro sui mercati internazionali, ma sembra aver intaccato anche le speranze dei più tenaci ottimisti. In un momento simile è davvero urgente, come ha suggerito Christine Lagarde, che tutti i Paesi mettano da parte campanilismi ed esitazioni ed inizino a lavorare in modo più armonico e coordinato per ritrovare, in tempi più brevi possibili, stabilità finanziaria senza penalizzare ulteriormente la crescita. Tuttavia, anche in un momento così critico, è importante essere in grado, di tanto in tanto, di alzare la testa e saper intravedere le trasformazioni e le opportunità che si dispiegano nel lungo periodo. Provare a leggere i fatti di oggi non con la lente della cronaca, ma con quella della storia, per capire se e come questa fase si può inserire in un’evoluzione più ampia che abbia, alla fine, uno sbocco positivo. D’altronde la storia economica dell’occidente è costellata da crisi continue e da alcune fasi di grandi cambiamenti epocali, fasi in cui cambia il paradigma produttivo, l’organizzazione industriale e sociale di un Paese. Ogni volta che ci troviamo di fronte a tali trasformazioni ci sentiamo minacciati, in pericolo, pensiamo d’essere di fronte alla fine del nostro mondo e della nostra società. Ma la verità è che poi il nostro mondo è sempre andato avanti. E sempre in meglio. Noi siamo probabilmente di fronte ad uno di questi cambiamenti «paradigmatici». Un cambiamento che, però, siamo incapaci di vedere e accettare.
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Campus Party, la festa che inventa il futuro
La Stampa, 11 Luglio 2011

Ci sono storie che ribaltano così tanti luoghi comuni che danno il senso di come tutto sia possibile. Come la storia di Campus Party, il grande festival di tecnologia e innovazione che ogni anno raduna migliaia di «geek», i giovani geni del computer, e per giorni li rinchiude in un museo a programmare, discutere, inventare progetti e applicazioni nuove. Campus Party non è nato in Silicon Valley né nei laboratori di una prestigiosa università americana. E non è nemmeno il frutto dell’idea e dell’iniziativa di un ingegnere informatico asiatico con inusuale vena imprenditoriale. Niente di tutto questo. È nato 15 anni fa nel Sud della Spagna da un disc jockey con la passione del computer che, con la fidanzata di allora e un amico che lavorava al Comune di Malaga, decise di organizzare un raduno per «geek», un’occasione per incontrarsi, programmare, confrontarsi, giocare.
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Perché non siamo un Paese per scienziati
La Stampa, 30/08/2010

Gli italiani non sono solo un popolo di poeti e navigatori, ma anche di ottimi medici e scienziati. Non c’era certamente bisogno di una nuova classifica per appurarlo, tuttavia la lista della Virtual Italian Academy, che valuta la performance in termini di pubblicazioni e di impatto accademico di 400 ricercatori italiani, ce lo conferma e ci costringe a ricordare nomi di nostri illustri connazionali che troppo spesso lasciamo in ombra. Nomi come quelli di Carlo Croce, Napoleone Ferrara, Giorgio Trinchieri, Alberto Mantovani e molti altri ancora. Uomini (e donne, come Silvia Franceschi, a capo del gruppo di biologia ed epidemiologia dell’Agenzia internazionale per la Ricerca sul Cancro di Lione) che hanno dato e stanno dando contributi essenziali alla lotta contro malattie come il cancro, l’Hiv, la leucemia, l’epatite e molte altre che affliggono il genere umano.



La classifica però ci offre anche altri spunti di riflessione. La prima cosa su cui ragionare è la constatazione che una grande fetta di questi nomi eccellenti non stanno conducendo la loro ricerca in Italia ma all’estero.
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Sgravi fiscali più creatività e la città rinasce
La Stampa 23/08/2010

AA.A. creativi e artisti cercansi per rilancio urbano. Ormai da diversi anni è questa, pare, la tendenza più in voga in tema di sviluppo urbano: far leva su fattori creativi ed immateriali come l’arte, la cultura, la musica o il design per promuovere una nuova immagine della città, per attrarre artisti, giovani professionisti e imprenditori innovativi.




Molte le città che hanno abbracciato o stanno cercando di adottare questo approccio: dagli esempi più spesso citati come Seattle, Austin, Barcellona o Bilbao, fino a realtà meno note al grande pubblico. Ma non meno interessanti come Glasgow, Edimburgo, Denver, Pittsburgh o Lille. Tra le grandi città che in anni più recenti hanno adottato politiche culturali molto aggressive troviamo anche Toronto e Berlino.
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Università, valutiamo le qualità
La Stampa,24/07/10

Come periodicamente accade nel nostro Paese, si riaccende il tormentone vecchi contro giovani, con l’eterno tema del ringiovanimento dell’università italiana. L’occasione stavolta è la proposta del Pd di mandare in pensione tutti i professori sopra i 65 anni, un’idea lanciata già qualche mese fa ma tornata d’attualità dopo l’apertura del ministro Gelmini. Chiaramente numerosi professori vicini o già sopra la soglia si sono indignati, sentendosi rottamati come vecchie auto, rivendicando l’enorme patrimonio culturale e scientifico che in questo modo andrebbe buttato al vento. Altrettanto prevedibilmente i sostenitori della proposta hanno accusato chiunque fosse contro di voler difendere i baroni, di essere i peggiori nemici dei giovani e così via. C’è tuttavia qualcosa che non torna in questo dibattito un po’ scontato.


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Grande società. L'illusione di Cameron
La Stampa,21/07/10

Una «grande società »: è questo il cavallo di battaglia del premier britannico Tory, David Cameron. Una società dinamica, attiva, solidale, che stimoli i cittadini a riunirsi, occuparsi una buona volta della propria comunità dandogli la possibilità di decidere cosa è meglio per loro.



Una grande società in movimento contrapposta ad un grande Stato lento e  invasivo, che imbriglia l’iniziativa individuale e che costa troppo ai cittadini. Un’idea che in verità Cameron aveva già lanciato molto tempo fa e sulla quale aveva impostato buona parte della sua campagna elettorale.
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Non è un Paese per giovani
Corriere della sera,26/06/10

di Pierluigi Battista

Certo, è solo un pallone. Ma il pallone tricolore è sgonfio, esausto, sfibrato. Sembra l’Italia. Infatti è l’Italia: giovanilista a parole, nella pratica spaventosamente gerontocratica e aggrappata alle rendite di posizione acquisite con l’età. E i giovani veri? Nella Nazionale e nella Nazione, fuori. Esclusi. Vezzeggiati, ma messi ai margini.



Il talento irregolare o sregolato, poco gestibile, fonte di guai e di disordine, resta a casa. Nel suo «Talento da svendere», Irene Tinagli ha notato che, nel calo di iscrizioni all’Università italiana negli ultimi anni, la maggior parte delle rinunce si conta tra chi proviene da famiglie con redditi medio-bassi.
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La fantasia è un bene ma non basta
La Stampa, 15 marzo 2010

Le tante storie di giovani che sfruttano la rete per realizzare delle idee imprenditoriali e per trovare un po’ di gratificazione personale ed economica non possono che mettere di buonumore.



Uno spiraglio di ottimismo contro tutti quelli che dicono che alla crisi non c'è scampo, e contro tutti quelli che dicono che i giovani di oggi sono pigri e incapaci di arrangiarsi. Ma al di là dell'istintiva simpatia questo fenomeno lascia trasparire una serie di elementi che dovrebbero stimolare una riflessione più approfondita soprattutto da parte dei nostri policy makers.
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Intervista a ''Il sole 24 ore.com''
Il sole 24 ore.com, 11 marzo 2010

di Sara Bianchi

Ha scelto gli Stati Uniti per completare il suo percorso di studi e poi la Spagna (all'università Carlos III di Madrid) per la docenza universitaria, ma non ha mai rinunciato all'impegno per l'Italia, attraverso ricerche e pubblicazioni. Irene Tinagli, classe 1975, nata e cresciuta a Empoli, laureata alla Bocconi di Milano illusioni non se ne è mai fatte: «sapevo che sarebbe stato difficile rientrare», perchè «è questo il vero problema per chi sceglie esperienze lavorative fuori dal nostro Paese». «C'è tanta gente che avrebbe la possibilità di andarsene, ma ha molta paura di non trovare più un posto se decide di tornare». Eppure la sua esperienza all'estero è piena, appagante e ora Tinagli è stata premiata dal World Economic Forum come "Young global leaders" per "le doti professionali, impegno nella società e potenziale contributo a dare forma al futuro del mondo".
Il suo percorso all'estero inizia a Pittsburgh dove ha incontrato Richard Florida «le sue ricerche su processi di innovazione nelle città e nelle regioni mi interessavano molto», racconta. «Lui stava lavorando al libro che l'ha reso famoso "L'ascesa della classe creativa" e mi ha incoraggiata ad approfondire quei fenomeni in Europa e in Italia». Da quell'esperienza è nato "Talento da svendere", che ha pubblicato con Einaudi.


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About me
Irene Tinagli is a assistant professor at the University Carlos III in Madrid, where she teaches Management and Organizations and conducts research on innovation policies and regional development.

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