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Scommettere su qualita' e preparazione
La Stampa, 27 Novembre 2011

E’ prassi comune, soprattutto tra i politici, additare gli economisti come i responsabili della crisi, della precarietà e dei milioni di giovani senza prospettive. Eppure molti economisti da anni non fanno che ripetere, proprio ai nostri politici, la necessità di investire di più nella formazione e nell’integrazione dei giovani nel mercato del lavoro. Lo ha fatto anche ieri il neo Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nell’intervista a La Stampa mettendo in evidenza tutte le contraddizioni dell’Italia.Un Paese che per reagire alle pressioni di un’economia globalizzata ha scaricato le sue debolezze sui più giovani. Col risultato paradossale che in un’economia mondiale sempre più trainata da conoscenza e innovazione, in cui la domanda ed il valore di competenze fresche tendono ad aumentare, l’Italia vede diminuire i salari d’ingresso dei suoi giovani laureati, persino di quelli di cui ha più bisogno, come gli ingegneri.
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Madrid-Barcellona, il sorpasso
La Stampa, 15 Aprile 2011

Ogni volta che Madrid e Barcellona si confrontano sul campo di calcio, la Spagna è in tensione. Una tensione che va oltre quella tipica dei derby calcistici, e che incarna una rivalità profonda, che tocca aspetti culturali, economici e politici.Noi italiani sappiamo bene quanto possano essere forti e radicati certi campanilismi, ma la rivalità tra Madrid e Barcellona ha dei tratti particolari. Innanzitutto perché va oltre la competizione tra due città e prende quasi le forme di una contrapposizione tra due culture . Lo spirito e le tradizioni «iberiche» da una parte, intrise d’arte, cultura e passione, e quello più pragmatico catalano dall’altro, con la sua vocazione più produttiva e commerciale. E poi perché si tratta di una rivalità che anziché attenuarsi col tempo, è andata al contrario acuendosi .
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Il made in Italy ora vince con la laurea
La Stampa,28/09/2010

C’è un nuovo made in Italy che si sta facendo strada nel mondo. Un made in Italy che forse da noi non fa molta notizia, perché sfugge agli stereotipi dell’artigiano con il metro che pende dal collo o chino su una forma di parmigiano che tanto amiamo, ma che sta facendo scintille.


Sono fenomeni come Grom, catena di gelaterie di alta qualità ormai famosissima; oppure Amorino, altro marchio di gelaterie di lusso nato da due italiani che hanno conquistato la Francia (circa trenta negozi in pochissimi anni).
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Sgravi fiscali più creatività e la città rinasce
La Stampa 23/08/2010

AA.A. creativi e artisti cercansi per rilancio urbano. Ormai da diversi anni è questa, pare, la tendenza più in voga in tema di sviluppo urbano: far leva su fattori creativi ed immateriali come l’arte, la cultura, la musica o il design per promuovere una nuova immagine della città, per attrarre artisti, giovani professionisti e imprenditori innovativi.




Molte le città che hanno abbracciato o stanno cercando di adottare questo approccio: dagli esempi più spesso citati come Seattle, Austin, Barcellona o Bilbao, fino a realtà meno note al grande pubblico. Ma non meno interessanti come Glasgow, Edimburgo, Denver, Pittsburgh o Lille. Tra le grandi città che in anni più recenti hanno adottato politiche culturali molto aggressive troviamo anche Toronto e Berlino.
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Grande società. L'illusione di Cameron
La Stampa,21/07/10

Una «grande società »: è questo il cavallo di battaglia del premier britannico Tory, David Cameron. Una società dinamica, attiva, solidale, che stimoli i cittadini a riunirsi, occuparsi una buona volta della propria comunità dandogli la possibilità di decidere cosa è meglio per loro.



Una grande società in movimento contrapposta ad un grande Stato lento e  invasivo, che imbriglia l’iniziativa individuale e che costa troppo ai cittadini. Un’idea che in verità Cameron aveva già lanciato molto tempo fa e sulla quale aveva impostato buona parte della sua campagna elettorale.
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Non è un Paese per giovani
Corriere della sera,26/06/10

di Pierluigi Battista

Certo, è solo un pallone. Ma il pallone tricolore è sgonfio, esausto, sfibrato. Sembra l’Italia. Infatti è l’Italia: giovanilista a parole, nella pratica spaventosamente gerontocratica e aggrappata alle rendite di posizione acquisite con l’età. E i giovani veri? Nella Nazionale e nella Nazione, fuori. Esclusi. Vezzeggiati, ma messi ai margini.



Il talento irregolare o sregolato, poco gestibile, fonte di guai e di disordine, resta a casa. Nel suo «Talento da svendere», Irene Tinagli ha notato che, nel calo di iscrizioni all’Università italiana negli ultimi anni, la maggior parte delle rinunce si conta tra chi proviene da famiglie con redditi medio-bassi.
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Il buco nero del sistema Italia
La Stampa, 27 maggio 2010

La macelleria sociale è già in atto, a prescindere dalla manovra. E riguarda una fascia di popolazione a cui questo Paese si ostina a non guardare: i giovani.

I dati appena resi noti dall’Istat lasciano poco spazio all’ottimismo. Il tasso di occupazione complessivo è calato dell’1,2% nell’ultimo anno, mentre quello dei giovani tra i 15 e i 29 anni dell’8,2%, scendendo al 44%. Ma il dato più preoccupante va oltre la mera disoccupazione e riguarda i cosiddetti «neet», ovvero i giovani che non sono né occupati in un lavoro né inseriti in percorsi di studio o formazione («neither in employment, nor in education or training»).
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Disapprendimento estivo
La stampa,25/05/10

Far studiare meno i nostri ragazzi per far guadagnare di più alberghi e ristoranti.
Ecco di cosa stiamo discutendo in questi giorni in Italia.



La proposta del senatore del Pdl Giorgio Rosario Costa di ritardare al 30 settembre le aperture scolastiche per favorire il turismo ha incontrato il favore del ministro dell’Istruzione Gelmini e ha aperto subito un vivace dibattito. La Lega Nord si preoccupa delle famiglie che non sapranno dove parcheggiare i figli in settembre, alcuni sindacati accusano di voler rimandare il tema più importante delle retribuzioni dei docenti, altri sembrano più possibilisti (in fondo anche il turismo crea posti di lavoro). C’è poi chi si preoccupa se il provvedimento sia o no in linea con gli obblighi europei sulle ore minime di scuola. Ma nessuno, nemmeno il ministro dell’Istruzione, si è chiesto che impatto questo provvedimento può avere sui ragazzi e sul loro processo di apprendimento, di crescita, insomma: sulle persone che stiamo formando e che faranno il futuro del nostro Paese. Questo fatto, prima ancora della proposta in sé, è assolutamente sconcertante.
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Non perdiamo la nostra dolce vita
La Stampa,19/04/2010

Nel 2015 i «nuovi mercati», dalla Russia al Messico alla Corea, potrebbero rappresentare per il «made in Italy» un potenziale di crescita di circa 3,8 miliardi di euro. Un dato estremamente interessante, illustrato nel rapporto «Esportare la Dolce Vita» appena presentato da Confindustria in collaborazione con Prometeia e Sace. Basterebbe che l’Italia mantenesse l’attuale quota di mercato e l’espansione della classe medio-alta di questi Paesi farebbe il resto.



Certamente una buona notizia per le nostre aziende, che però dovrebbero guardare oltre i numeri e porsi qualche domanda. E’ così scontato che la quota di mercato resti la stessa? In fondo non è impensabile che in questi anni altri Paesi imparino a fare (e vendere) belle scarpe o belle borse. L’assunzione di base è che questi nuovi mercati continueranno a comprare prodotti «made in Italy» non solo e non tanto per la loro qualità, ma per l’immagine a essi associata. La famosa «dolce vita». Ed è qui che dovremmo fermarci a riflettere. Cosa significa davvero, esportare la dolce vita? Questa è la domanda da porsi e che non può essere catturata da alcune stime sull’andamento del mercato.
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La rinascita di Madrid e gli errori dei catalani
La Stampa,01/04/10

La crisi economica sta dettando non solo le sorti di imprese, banche e lavoratori, ma anche di città e territori, facendo emergere storie interessanti da cui è possibile imparare lezioni preziose anche per noi. Come la storia della rinascita di Madrid e del suo sorpasso economico sulla Catalogna. Un evento annunciato due settimane fa dalla Fondazione delle casse di risparmio (Funcas) e che continua ad avere grande eco nei media spagnoli. Il sorpasso fa notizia perché la Catalogna è sempre stata considerata la locomotiva del Paese, la regione più ricca e avanzata, quella più industrializzata e produttiva e quella più vicina all’Europa e al mondo «moderno». Madrid invece era considerata la capitale un po’ parassitaria, trainata dal settore pubblico, poco innovativa e lontana dall’Europa. Una rivalità antica che ricorda un po’ le rivendicazioni milanesi e lombarde nei confronti di Roma. Anche per questo osservare e capire le dinamiche tra le due città spagnole è molto interessante

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Ma negli ultimi anni qualcosa è cambiato e sta ribaltando lo scenario. Oggi Madrid non solo ha per la prima volta un peso sull’economia nazionale superiore a quello della Catalogna, ma i cittadini madrileni godono di un potere d’acquisto pro capite nettamente superiore (132% della media nazionale contro il 108% della Catalogna), e un livello di disoccupazione significativamente più basso (14,1% contro il 16,25%). Chiaramente le difficoltà catalane sono legate alla crisi mondiale: la vocazione industriale della regione ha sofferto del crollo della domanda internazionale più dell’economia madrilena, maggiormente diversificata e orientata ai servizi. Ma a ben vedere ci sono altre ragioni, processi che precedono la crisi e che aiutano a inquadrare la crisi catalana - così come la rinascita madrilena - in una prospettiva più ampia.
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About me
Irene Tinagli is a assistant professor at the University Carlos III in Madrid, where she teaches Management and Organizations and conducts research on innovation policies and regional development.

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