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Campus Party, la festa che inventa il futuro
La Stampa, 11 Luglio 2011

Ci sono storie che ribaltano così tanti luoghi comuni che danno il senso di come tutto sia possibile. Come la storia di Campus Party, il grande festival di tecnologia e innovazione che ogni anno raduna migliaia di «geek», i giovani geni del computer, e per giorni li rinchiude in un museo a programmare, discutere, inventare progetti e applicazioni nuove.

Campus Party non è nato in Silicon Valley né nei laboratori di una prestigiosa università americana. E non è nemmeno il frutto dell’idea e dell’iniziativa di un ingegnere informatico asiatico con inusuale vena imprenditoriale. Niente di tutto questo. È nato 15 anni fa nel Sud della Spagna da un disc jockey con la passione del computer che, con la fidanzata di allora e un amico che lavorava al Comune di Malaga, decise di organizzare un raduno per «geek», un’occasione per incontrarsi, programmare, confrontarsi, giocare. Insomma, un raduno che in gergo tecnico si chiamava (e si chiama ancora) «LAN Party».

Nell’estate del 1997 Paco Ragageles, Belinda Galiano e Pablo Anton organizzarono il loro primo party, tenutosi in una scuola di Benlamadena, vicino a Malaga, che chiamò a raccolta una cinquantina di appassionati. Si divertirono un mondo e l’anno dopo decisero di rifarlo: quella volta, di appassionati ne arrivarono 250. E l’anno seguente 500. A quel punto Paco, Belinda e Anton si accorsero che la cosa poteva crescere: perché non approfittare dell’occasione per programmare, ma anche per imparare, ampliare gli orizzonti, invitare oratori? E nacque il Campus Party di oggi, con aree tematiche, seminari, centinaia di ore di formazione e ospiti esterni. Tra i primi oratori, Manuel Toharia, astrofisico e giornalista scientifico molto famoso in Spagna.

Manuel rimase affascinato dal clima dell’evento, dalla crescita che aveva avuto e dal suo potenziale. Il caso volle che proprio in quei giorni venisse nominato direttore del Museo della scienza di Valencia. Manuel lanciò la sfida: perché non portate l’evento alla Città dell’arte e della scienza di Valencia? Sfida raccolta. E vincente. Nel 2000 Campus Party richiamò 1.600 persone. Partì così una continua escalation, fino agli oltre ottomila del 2007.

Una crescita anche nei contenuti e negli ospiti: dall’inventore del World Wide Web Tim Berners-Lee ad Al Gore, da Nicholas Negroponte a Neil Armstrong e Rudolph Giuliani. L’ultima edizione inizia proprio oggi, e andrà avanti fino al 17 luglio. La bellezza dell’evento sta nel modo in cui collaborano reti di giovani blogger e programmatori, ma anche aziende e amministrazioni pubbliche.

Campus Party è finanziato da privati, tra i quali la parte del leone è giocata da Telefonica (che nei giorni del festival porta a Valencia una banda di velocità e potenza mai viste prima in Spagna) e dagli enti pubblici locali. Che, nonostante la crisi, non hanno mai smesso di supportare l’evento.

Sono poi numerose le aziende che partecipano, che lanciano sfide ai giovani, spesso sottoponendo loro problemi ritenuti insolubili, mettendo in palio premi e, soprattutto, tenendo gli occhi ben puntati sui giovani più svegli, promettenti e sulle idee più interessanti che emergono da queste maratone tecnologiche. Telefonica per esempio ha già adottato molte applicazioni sviluppate nel Campus, supportando anche la creazione di nuove aziende. E come lei, gruppi come Nokia o BBVA, o governi, come quello colombiano.

All’interno del Campus vengono affrontati temi e tecnologie di grande rilevanza, dalle questioni legate al risparmio energetico alla tutela dell’ambiente, alla sicurezza dei dati, della privacy, dalla robotica alle applicazioni mediche. Ma ciò che più emoziona è vedere migliaia di giovani che per una settimana si chiudono in un museo, dormendo in tende e condividendo bagni e vettovaglie, pagando anche un biglietto di ingresso dal costo non indifferente (135 euro) per lavorare, imparare, ascoltare.

Ed è bello pensare che tutto questo nasce dalla voglia e dall’entusiasmo di tre ragazzi che vengono dal profondo Sud della Spagna. È la dimostrazione del potere dell’entusiasmo, dell’energia, della persistenza, del coraggio di pensare in grande e di non chiudersi nella propria provincia ma di misurarsi col mondo.

Da tre anni Campus Party è presente in Colombia, Messico, Salvador, Ecuador e pure in Brasile, mercato in crescita ma già molto competitivo. E l’anno prossimo i ragazzi di Valencia sbarcheranno - con un certo coraggio - direttamente nel tempio dell’informatica: nel 2012 infatti ci sarà il primo Campus Party in Silicon Valley. Chissà se lì i tre spagnoli riusciranno ad affermarsi con la stessa forza dirompente.

Ma a prescindere da come andrà, questi ragazzi ci hanno già offerto un bella lezione, insegnandoci che i sogni non sono solo desideri. Se accompagnati da coraggio, passione e determinazione (e da aziende e amministrazioni che condividono questo spirito), possono essere la molla per fare qualcosa di molto reale, e molto bello.

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Irene Tinagli is a assistant professor at the University Carlos III in Madrid, where she teaches Management and Organizations and conducts research on innovation policies and regional development.

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