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Dopo tante parole tutto come prima
La Stampa,15/10/2010

Desta scalpore lo stop alla riforma dell’Università dato dalla Commissione Bilancio. Fa discutere sia perché questa riforma è stata sempre presentata dal governo come uno dei perni della sua azione innovatrice, sia perché mette in mostra le contraddizioni di un rimpallo di responsabilità e di uno scarso coordinamento tra vari ministri.



Ma non erano proprio il ministro Tremonti e la Gelmini che non molto tempo fa ci rassicuravano che le risorse per la riforma dell’Università c’erano? Insomma, questa riforma ha assunto ormai un significato politico molto forte: il suo slittamento a fine anno sarebbe un duro colpo all’immagine del governo, in una fase peraltro molto delicata.
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Tutti eguali di fronte al concorso
La Stampa 30/07/10

Dopo tante polemiche e dopo tanta pazienza, Mariastella Gelmini finalmente esulta. E ha molte ragioni per farlo.

La sua Riforma è stata approvata ieri in Senato, con un impianto sostanzialmente integro, non stravolto dalle centinaia di emendamenti che rischiavano di snaturarlo completamente. Ma l'approvazione del ddl non è solo un ottimo successo per il ministro, ma anche, nel complesso, un buon passo avanti per l'Università Italiana.




Alcune delle misure introdotte rappresentano delle innovazioni «culturali» sicuramente di rilievo, perché per la prima volta si introduce l'idea di valutazione sia sulle attività degli Atenei che sulle attività dei singoli docenti, anche i professori quelli già inseriti nel sistema. Le valutazioni non sono drastiche e mieteranno forse meno vittime del previsto, ma intanto viene introdotto nel sistema il «germe» della valutazione, del «merito», quel cambiamento culturale che per anni è stato oggetto di tanta retorica e annunci, ma rarissime azioni concrete.
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Università, valutiamo le qualità
La Stampa,24/07/10

Come periodicamente accade nel nostro Paese, si riaccende il tormentone vecchi contro giovani, con l’eterno tema del ringiovanimento dell’università italiana. L’occasione stavolta è la proposta del Pd di mandare in pensione tutti i professori sopra i 65 anni, un’idea lanciata già qualche mese fa ma tornata d’attualità dopo l’apertura del ministro Gelmini. Chiaramente numerosi professori vicini o già sopra la soglia si sono indignati, sentendosi rottamati come vecchie auto, rivendicando l’enorme patrimonio culturale e scientifico che in questo modo andrebbe buttato al vento. Altrettanto prevedibilmente i sostenitori della proposta hanno accusato chiunque fosse contro di voler difendere i baroni, di essere i peggiori nemici dei giovani e così via. C’è tuttavia qualcosa che non torna in questo dibattito un po’ scontato.


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Non è un Paese per giovani
Corriere della sera,26/06/10

di Pierluigi Battista

Certo, è solo un pallone. Ma il pallone tricolore è sgonfio, esausto, sfibrato. Sembra l’Italia. Infatti è l’Italia: giovanilista a parole, nella pratica spaventosamente gerontocratica e aggrappata alle rendite di posizione acquisite con l’età. E i giovani veri? Nella Nazionale e nella Nazione, fuori. Esclusi. Vezzeggiati, ma messi ai margini.



Il talento irregolare o sregolato, poco gestibile, fonte di guai e di disordine, resta a casa. Nel suo «Talento da svendere», Irene Tinagli ha notato che, nel calo di iscrizioni all’Università italiana negli ultimi anni, la maggior parte delle rinunce si conta tra chi proviene da famiglie con redditi medio-bassi.
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Costituzione usata come scusa
La Costituzione italianaLa Stampa, 16 giugno 2010

Al di là dello scontro quasi ideologico che si solleva ogni volta che si tocca la Costituzione, ciò che colpisce del dibattito sull’articolo 41 è la tesi che questo articolo sia ciò che ha frenato e frena la competitività italiana e che, modificandolo, l’Italia possa tornare a competere sui mercati internazionali. Ma è davvero così? E’ vero che la competitività di un Paese dipende dalla sua Carta costituzionale? Questa è la domanda che dovremmo porci in questo momento.
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Intervista a ''Il sole 24 ore''
Il sole 24 ore,07/10/09

di Loredana Oliva

"l'Italia è un Paese bloccato. Muoviamoci", è il titolo del convegno in corso in queste ore a Roma a Palazzo Colonna, dove verrà discusso il primo rapporto sulla mobilità sociale nel nostro Paese, organizzato da Italia Futura. Anticipiamo, pubblicando il rapporto, tutti dati e le analisi con le soluzioni proposte al governo, che saranno presentate oggi al Presidente della Camera Gianfranco Fini, che interverrà nel pomeriggio. A commento dei dati l'intervista di Job24.it a Irene Tinagli, autrice della ricerca:le buone pratiche europee, spiega Tinagli, potrebbero sbloccare l'ascensore sociale, a tutela dei più giovani, delle madri lavoratrici, e delle famiglie con redditi bassi, sulla base del merito e del talento. Oggi docente all'Università' Carlos III di Madrid, Irene Tinagli è esperta d'innovazione, creatività e sviluppo economico. Ha portato in Italia le tesi di Richard Florida, le famose tre T(Talent, Tollerance e Technology) e ha esaminato il rapporto tra la società italiana e il talento nel suo libro "Talento da svendere" del 2008.



Irene Tinagli, Lei dice che solo il 6% dei ventenni italiani sente di trovarsi in situazioni migliori rispetto alla famiglia d'origine, mentre oltre il 41 % degli ultra cinquantenni può dire di aver avuto questo scatto sociale. E una condizione percepita o reale?

Una percentuale così bassa di giovani che sono consapevoli dell'immobilismo del quale sono prigionieri, implica una tale rassegnazione, che rende impossibile investire su se stessi, e andare a cercare le possibilità di uscirne, "perché tanto non sono per me", diranno. Poi ci sono i dati reali : in Italia, il 50 % dei redditi dei genitori si trasmette ai figli, la media europea è meno del 20 %.
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About me
Irene Tinagli is a assistant professor at the University Carlos III in Madrid, where she teaches Management and Organizations and conducts research on innovation policies and regional development.

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