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Se non ora quando?
La Stampa, 1 Febbraio 2012

Ormai non fa più nemmeno notizia: la disoccupazione giovanile in Italia non accenna a scendere. Anzi, su base annua, continua a salire. Secondo i dati resi noti ieri dall’Istat è al 31%. Fin dove dovrà arrivare perché questo Paese si decida a far qualcosa e a farlo subito? Forse qualcuno dovrebbe ricordare a politici, sindacalisti e amministratori di vario livello e colore che continuare ad ignorare il problema, ricordandosene solo per qualche slogan nei comizi, non farà cambiare direzione a questo trend. Ma soprattutto qualcuno dovrebbe ricordare loro che questo andamento ci porterà dritti dritti verso una situazione di gravissima insostenibilità sociale ed economica. Non si tratta solo dei giovani, ma di tutti noi. Per capirsi: dire che stiamo mangiando il futuro dei giovani è una sciocchezza. Perché in realtà stiamo mangiando quello di tutta la nazione, incluso quello di tante signore e signori che oggi guardano con compassione e commiserazione questi «poveri ragazzi». Perché tra dieci-quindici anni avremo qualche milione di adulti con scarsi stipendi, poca e probabilmente cattiva esperienza lavorativa, e quasi zero contributi cumulati. E avremo, di conseguenza, un Paese che non riuscirà a sostenere né crescita né spese sociali, perché avrà una forza lavoro che non sarà in grado, suo malgrado, di contribuire sufficientemente alla produttività, alle entrate e alla crescita.
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Precari: quanti tutori non richiesti
La Stampa, 17 Aprile 2011

Non c’è dubbio che il tema della precarietà e dei giovani sia ormai diventato centrale nel dibattito pubblico. Una centralità che si nota non solo dalla quantità di persone che ogni volta si mobilitano attorno ad esso, ma da come personaggi politici, amministratori o sindacalisti abbiano ormai incorporato questo tema nei loro discorsi e siano diventati molto abili a dare voce a quel senso di smarrimento e paura che serpeggia tra milioni di persone. Da Tremonti a Vendola, non ce n’è uno che non inveisca contro il dramma della società precaria, delle minacce che ci «mangiano il futuro» e che non approfitti di piazze e palcoscenici per rievocare paure e scagliarsi contro tutti i nemici dei giovani e dei precari. Accuse appassionate e confuse, che coinvolgono alla stessa maniera Berlusconi e la Cina, la Gelmini e Lele Mora, la globalizzazione e l’immigrazione in una sorta di teoria del complotto globale che ci condanna tutti ad essere vittime senza scampo. Visioni apocalittiche che strappano facilmente applausi, ma che lasciano molti interrogativi su quale idea di futuro disegnino per i nostri giovani. In effetti, ascoltando i discorsi dei politici che si cimentano con questo tema, ci accorgiamo che ciò che evocano e che propongono non contiene nessuna idea di futuro, ma solo di passato. A forza di cavalcare l’onda del «si stava meglio prima», molti hanno finito per convincersi che l’unica risposta ai cambiamenti globali sia tornare a trent’anni fa.
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Irene Tinagli is a assistant professor at the University Carlos III in Madrid, where she teaches Management and Organizations and conducts research on innovation policies and regional development.

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