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Talento da svendere
«Un libro che smonta senza alcuna pietà il mito della creatività italiana. Un libro fondamentale per capire il ruolo e il potenziale di una nuova generazione di talenti e i limiti di un sistema politico ed economico che non ha saputo valorizzarli»
Richard Florida

L’Italia sarà forse un paese di poeti e navigatori, ma proprio nell’era globale del talento il suo ruolo nella competizione internazionale si è fatto sempre più marginale. Quali sono le ragioni del declino di una nazione che si è sempre vantata della sua naturale indole creativa?

Irene Tinagli, giovane e brillante osservatrice delle dinamiche dell’innovazione economica, racconta in questo libro il fallimento delle politiche che avrebbero dovuto motivare l’elemento chiave di ogni processo creativo: gli individui. Perché in Italia ci sono oltre quattro milioni di persone che lavorano in settori strategici come la medicina, l’ingegneria, il design, la moda.

Protagonisti di piccoli o grandi gesti creativi che non sono stati ancora riconosciuti dalle università e dalle imprese, dalle comunità sociali e dalla politica.





Talento da svendere

Perché in Italia il talento non riesce a prendere il volo

di Irene Tinagli

Einaudi, collana Gli Struzzi
2008, 191 p., brossura
€ 14,50

compralo su Ibs

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Intervista a ISSNAF Magazine (The Italian Scientists and Scholars in North America Foundation)
ISSNAF Magazine (The Italian Scientists and Scholars in North America Foundation ),08/01/09

di Lapo Morgantini

Irene is a PhD candidate at Carnegie Mellon University. She works with professor Richard Florida, who currently works at Rotman Business School and  is the author of the best seller "The rise of the Creative Class," widely known for his ideas on economic competitiveness, demographic trends, and cultural and technological innovation. Irene Tinagli has recently published a very successful book, "Talento da svendere" (2008), in Italy and has frequently written for Italian magazines and newspapers. Tinagli's research is focused on the concept of innovation in social contexts, cities and regions.

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Il tuo libro sta avendo molto successo sia con gli italiani in Italia sia con quelli all’estero ("Vespa? Faletti? Per Londra è molto meglio Irene Tinagli", La Stampa). Come è nato il progetto del libro?

E’ successo quasi per caso. Da anni lavoro con Richard Florida e volevo applicare e testare le sue idee in Italia e in Europa. Già in America ho lavorato molto su questi temi e ho portato avanti diversi progetti di ricerca, perché sono le realtà che mi interessano di più studiare. Volevo dare un quadro generale della situazione anche in Italia, volevo raccontare a chi queste cose non le ha mai sentite.
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Negli Usa i gay fuori dal ghetto
La Stampa, di Irene Tinagli, 15 novembre 2007

Quest'anno niente festa di Halloween a Castro, il famoso quartiere gay di San Francisco. La tradizionale celebrazione era ormai diventata ingestibile, con 200 mila visitatori da ogni parte d'America, di cui molti non gay che venivano solo per curiosare e far confusione. Ma i motivi d'ordine pubblico sono forse solo la facciata di una questione piu' ampia che sta emergendo negli Stati Uniti. «Ma i quartieri gay sono passati di moda?», si chiedeva pochi giorni fa il New York Times. In effetti noti quartieri gay come lo stesso Castro, il West Village di New York, o West Hollywood stanno ormai diventando sempre più popolati da giovani famiglie etero, attratte dal loro clima eclettico, brioso e pacifico.

Recenti ricerche condotte negli Stati Uniti confermano questa tendenza e mettono in evidenza un fenomeno molto interessante. Le coppie gay sono aumentate del 30% rispetto al 2000, arrivando a quota 777 mila, ma questo aumento non è concentrato nelle solite poche aree e stati gay-friendly. Al contrario, esso è più evidente in Stati tradizionalmente poco aperti come Indiana, Iowa, Kansas o Wisconsin. Insomma, mentre la politica cerca di usare la questione gay come elemento di polarizzazione ideologica e politica, la società Usa sta cambiando, si sta abituando alle diversità e i gay stanno uscendo dai ghetti, si sentono sempre più tranquilli e sereni a vivere in comunità tradizionali e più periferiche. D'altronde i gay sono anche spinti a cercare nuovi luoghi e spazi perché i loro quartieri, man mano che sono diventati più belli e appetibili per le nuove famiglie, hanno visto lievitare i prezzi e sono diventati sempre più inaccessibili. Se si analizzano i dati sulla distribuzione geografica dei gay negli USA e si confrontano con l'andamento dei prezzi degli immobili si può vedere che la presenza gay è un forte indicatore del potenziale economico di un quartiere. Lo conferma un recente articolo dello studioso Richard Florida presentato e commentato dalla CNN secondo cui nelle comunità ad alta concentrazione di gay si registra un consistente aumento del valore delle case.

Ancora una volta negli Stati Uniti lo studio e l'analisi delle demografiche gay consente di identificare, capire ed interpretare importanti cambiamenti sociali ed economici, e di trarne indicazioni per elaborare nuove politiche di sviluppo urbano e di integrazione sociale.

Purtroppo in Italia non è così. La comunità gay in Italia esiste ma è invisibile perché nessuno sembra interessato a conoscere, capire, analizzare dinamiche ad essa collegate.
Se applichiamo all'Italia la stessa percentuale stimata per gli Stati Uniti siamo di fronte ad una comunità di circa due milioni di persone, due milioni di italiani ignoti e ignorati dalla politica e dalla maggior parte delle istituzioni. Le ripetute richieste all'Istat di includere le coppie LGB nel censimento della popolazione sono cadute nel nulla. Eppure sarebbero dati così importanti per capire meglio le dinamiche della nostra società, del nostro territorio e anche della nostra economia.

Per esempio, utilizzando i dati, pur parziali, raccolti da un'organizzazione gay siamo riusciti a identificare interessanti dinamiche anche nel nostro paese, che hanno evidenziato come le città piu' gayfriendly siano anche le città più aperte per i giovani, per le nuove idee, e dove crescono di più e meglio le industrie tecnologiche. Ma questi risultati, pur importanti, non sono stati seguiti da una riflessione condivisa né è stato possibile condurre approfondimenti vista l'inesistenza di dati piu' completi e ufficiali inmateria.

Nei pur bigotti Stati Uniti i gay stanno già uscendo dai loro ghetti, da noi devono ancora lottare per averli.
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About me
Irene Tinagli is a assistant professor at the University Carlos III in Madrid, where she teaches Management and Organizations and conducts research on innovation policies and regional development.

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