La Stampa, 4 giugno 2010
L’Unione Europea riporta alla ribalta la questione dell’aumento
dell’età pensionabile delle donne. Questione che il governo pensava di
aver risolto con un provvedimento «graduale» da realizzarsi da qui al
2018. Talmente graduale da sembrare non sufficiente all’Ue a risolvere
la situazione iniqua e anomala dell'Italia, dove le donne possono
andare in pensione ben 5 anni prima degli uomini (pur avendo, tra
l'altro, un'aspettativa di vita superiore di 6 anni).
Può sembrare strano che il governo, che da quando è in carica si è
mostrato così deciso su tagli assai più critici (da quelli
all’istruzione, alla ricerca, fino a quelli ai Comuni e alle Regioni),
sia stato e sia ancora così cauto nell’implementare una misura che in
fondo allineerebbe l’Italia agli altri Paesi europei e che porterebbe
peraltro grossi benefici economici.