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Il mio intervento alla Camera dei Deputati sul DEF
6 Maggio 2013


Oggi il mio primo intervento in Aula, analisi e commento del Documento di Economia e Finanza 2013. Un discorso incentrato sui temi di impresa, lavoro e formazione , che ripercorre gli interventi del Governo precedente e sottolinea quelle che dovrebbero essere le linee guida per il futuro, per non tornare indietro . Di seguito il testo integrale.
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La rinascita del Brasile: tra crescita e modernita'
La Stampa 2 Aprile 2012

Tutti pazzi per il Brasile: ormai non c’e’ dibattito, reportage o conferenza che non tocchi il tema della sua miracolosa crescita. Il caso brasiliano fa innamorare soprattutto molti intellettuali di sinistra che vedono nelle sue sostanziose politiche redistributive un modello di sviluppo alternativo al rigore europeo e alla riverenza nei confronti delle istituzioni finanziarie e capitaliste occidentali. Un modello che attenua le diseguaglianze anziche’ acuirle. Ed e’ vero: tra tutte le economie emergenti, il Brasile e’ il Paese che ha saputo crescere in maniera piu’ equa, riducendo maggiormente la poverta’ e le diseguaglianze. La riorganizzazione e l’estensione delle misure di assistenza, attraverso il programma Bolsa Familia, hanno consentito di allargare la protezione sociale fino a coprire il 26% della popolazione, aumentando la frequenza scolastica dei bambini e le visite mediche. Risultati veramente straordinari in un paese da sempre piagato da poverta’ ed emarginazione. Ma un conto e’ apprezzare le politiche sociali e redistributive del Brasile, altro conto e’ capire le radici e la natura della sua crescita, capire cosa ha permesso e continua a rendere possibile questa redistribuzione. Nessuno sembra chiedersi: ma da dove arrivano tutti questi miliardi da spendere in politiche sociali?
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Intervista ad Andrea Goldstein, esperto Ocse sui BRICS
La Stampa 3 aprile 2012

Intervista che ho condotto a corredo del Reportage sul Brasile.

Andrea Goldstein e’ senior economist dell’Ocse, esperto di economie emergenti sulle quali pochi mesi fa ha pubblicato l'interessantissimo libro “BRIC: Brasile, Russia, India, Cina alla guida dell’economia globale” (il Mulino).
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I passi obbligati per la crescita
La Stampa, 15 Settembre 2011

Approvata la manovra, si apre il capitolo crescita. Ne ha parlato pochi giorni fa Napolitano, ricordando quanto questo tema sia «stringente e drammatico». E ne ha fatto cenno Tremonti dal G8 di Marsiglia, annunciando un «dossier crescita» che dovrebbe aprirsi già questa settimana. E’ un tema ineludibile, e finalmente tutti sembrano averlo capito. Tuttavia, nonostante tutti ne parlino, nessuno sembra avere le idee chiare su come ottenerla. Tra le voci più ricorrenti quando si parla di crescita troviamo le infrastrutture e le opere pubbliche, oppure gli aiuti alle imprese: da incentivi settoriali al supporto alla capitalizzazione e alla crescita dimensionale. Tutte misure trite e ritrite, di cui è stato ampiamente fatto uso in passato e che non hanno mai portato risultati duraturi. Si tratta infatti di misure limitate, soggette ad abusi a distorsioni, incapaci di autosostenersi nel lungo periodo perché troppo gravose sui bilanci pubblici. Una possibilità di cui si sente parlare poco, su cui sarebbe necessario un dibattito più approfondito, è quella di creare le condizioni per nuovi processi imprenditoriali, nuove imprese attive in settori innovativi e mercati ad alte prospettive di crescita.
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Condannati dall'eta'
La Stampa 07/08/10

Che effetto avrà il rallentamento demografico sul futuro dell’Europa? Numerosi centri di ricerca se lo chiedono da tempo, visto che il tasso di natalità continua a scendere in molti Paesi e che con la crisi anche i flussi migratori sono diminuiti e non sembrano più sufficienti a invertire il trend. Il timore principale, soprattutto per i politici, è che un’entità come l’Europa, che conta appena mezzo miliardo di persone, scompaia in termini di influenza globale di fronte a giganti come la Cina o l’India che hanno alle spalle popolazioni che superano, ciascuno, il miliardo di persone.


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Non perdiamo la nostra dolce vita
La Stampa,19/04/2010

Nel 2015 i «nuovi mercati», dalla Russia al Messico alla Corea, potrebbero rappresentare per il «made in Italy» un potenziale di crescita di circa 3,8 miliardi di euro. Un dato estremamente interessante, illustrato nel rapporto «Esportare la Dolce Vita» appena presentato da Confindustria in collaborazione con Prometeia e Sace. Basterebbe che l’Italia mantenesse l’attuale quota di mercato e l’espansione della classe medio-alta di questi Paesi farebbe il resto.



Certamente una buona notizia per le nostre aziende, che però dovrebbero guardare oltre i numeri e porsi qualche domanda. E’ così scontato che la quota di mercato resti la stessa? In fondo non è impensabile che in questi anni altri Paesi imparino a fare (e vendere) belle scarpe o belle borse. L’assunzione di base è che questi nuovi mercati continueranno a comprare prodotti «made in Italy» non solo e non tanto per la loro qualità, ma per l’immagine a essi associata. La famosa «dolce vita». Ed è qui che dovremmo fermarci a riflettere. Cosa significa davvero, esportare la dolce vita? Questa è la domanda da porsi e che non può essere catturata da alcune stime sull’andamento del mercato.
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About me
Irene Tinagli is a assistant professor at the University Carlos III in Madrid, where she teaches Management and Organizations and conducts research on innovation policies and regional development.

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